La breve telefonata di oggi ha riaperto ferite che speravamo cicatrizzate. Ci fu un periodo della vita, un’età dell’oro in cui si scherzava circa questi argomenti, ma si sa che il gioco è bello quando dura poco; ben presto passò la voglia di scriverne, per paura di arrivare a toccare il fondo, e scoprire che dopo il fondo c’è sempre un doppio fondo, come nelle valigette di geims bond. Ma ora è giunto il momento di farvi sapere, come dovere morale di un’animo cattolico, entusiasta e moderato, che oggi è temprato nello spirito e nel cuore, e soprattutto non ha più paura di affrontare il mondo quando è viva e forte la consapevolezza che una maschera verde con le orecchie a punta può conferire un potere in grado di distruggere per sempre chi intralcia i nostri piani*.
Riassunto puntate precedenti
Il cattomoderasta chiedeva solo una semplice linea adsl, ma una congiura demo-pluto-masso-giudaica gliela negava, facendogli venire un esaurimento nervoso e la sindrome di john nash.
Flashback.
Dopo tonnellate di telefonate al 191, il cattomoderasta, disperato, si rifugiava al bar. Ivi, dopo il quinto campari-gin, si avvicinava al bancone dei gelati, per rubare il corriere dello sport a mezzarecchia, il famoso ubriacone del bar centrale. I due si conoscevano da tempo, ma gli unici interessi in comune erano appunto il campari-gin e il corriere dello sport. Il catto si accorse della panda rossa con le tre onde bianche, simbolo del suo nemico numero uno, parcheggiata fuori dal bar, e la derise con disprezzo, cercando l’approvazione complicemente virile del mezzarecchia. Il mezzarecchia disse: “E’ mia”. Il catto apprese, trattenendo a stento un conato di vomito - dovuto al campari - e un istinto omicida - dovuto al gin - che il mezzarecchia era un tecnico telecom. Subdolamente gli offerse altri campari-gin. Dopo quello che parve essere l’ultimo, il catto raccontò la sua abominevole vicenda al mezzarecchia, e quello, trattenendo i singhiozzi (causa campari) disse: “Ci penso io. E’ tutto a posto, amico. Questo fine settimana avrai la tua adsl”. Poi uscì fieramente, inciampando sul niente (causa gin). Passò il fine settimana. Per colpa del campari, il catto aveva dimenticato di farsi dare il numero del mezzarecchia. Così trascorse al bar tutti i giorni successivi, e solo dopo 15 rincontrò il mezzarecchia, che sudando farfugliò delle scuse, gli indicò un punto all’orizzonte, e appena il catto si voltò, salì sulla sua panda rossa e fuggì. Il catto lo attese fuori casa, facendo finta di niente (per sei ore). Quando il mezzarecchia tornò, era una sera d’aprile, il catto lo affrontò a muso duro, e gli chiese spiegazioni, che fine aveva fatto, dove era finito, perché lo aveva illuso se non lo amava, perché, perché, perchè. Il mezzarecchia cominciò a parlare di servers, di databases, di deliveries, di rotuers-modems, alla fine accusò il catto di aver disdetto l’allaccio all’adsl senza accorgersene. Lo accusò di nottambulismo e di schizofrenia. Il catto negò, e il mezzarecchia, velatamente ma neanche troppo, accusò suo padre (del catto!), o un qualsiasi altro componente della sua famiglia che nottetempo aveva chiamato il 191 per disdire l’adsl. “Il motivo?” chiese il catto. “Ti odiano catto, qualcuno ti odia e non vuole che tu abbia la tua adsl”. “Oppure?” zagagliò ancora il catto. “Oppure ti hanno preso in giro le donnine del 191, e la richiesta che facesti a gennaio è stata archiviata. Nel cestino”.
Il catto scoppiò in lacrime, e giurò che non avrebbe mai più voluto avere a che fare con un telefono. Si rifugiò nel lavoro e nel campari, diminuendo almeno in parte il gin. Un giorno con non troppo gin e ancor meno campari, si accorse che vicino il suo ufficio c’era una curiosa cassetta grigia aperta e con molti fili dentro, di tutti i colori, una cosa affascinante, una superpuntata di mcgiver concentrata in meno di un metro quadrato di brutta plastica grigia; pande rosse a strisce bianche brucavano le betonelle di calcestruzzo vibrocompresso nei dintorni. Affascinatamente e documentariamente, ristette lì nascosto dietro un cespuglio per due ore, e vide che da una porta, proprio a fianco del suo ufficio, entravano ed uscivano omini vestiti di rosso, che salivano e guidavano pande rosse, che portavano cassette rosse con gli attrezzi rossi. Non visto, si avvicinò al citofono, e lesse, lentamente: “SERVIZIO MANUTENZIONE LOCALE TELECOM”. Tornò al bar, altri tre campari (due con gin), poi si avventò contro il citofono. Alla voce che rispose chiese cortesemente di uscire fuori per spostare l’auto che gli impediva il passaggio; la voce bestemmiò e imprecò epperò di li a poco era fuori insieme al corpo che la conteneva. Stremato dall'ennessimo lunghissimo e lacrimevole racconto del catto, e sotto la minaccia di un cacciavite a stella puntato al cuore, il tecnico promise di fargli avere informazioni più dettagliate. “Quando?” “Questa sera stessa”. Il catto si fece dare il suo numero di telefono, e lo chiamò subito per controllare che non fosse uno sporco trucco. La sera stessa, lo chiamò, e con voce tremante il tecnico disse che non sapeva niente, non c’era traccia di alcuna richiesta da nessuna parte, il suo nome non c’era, non c’era niente di niente, disse che doveva ricominciare tutto da capo, disse “per l’amor del cielo, ti prego non dire a nessuno che ti ho detto queste cose”. Ma non gli aveva detto niente.
Il catto richiamò il 191, rispose giulia e lui le disse che era una troia di prima categoria la colpa non è mia, la colpa è di beatrice che a sua volta le disse che era un materialista. A chiara fece la lista dei difetti che ha, a cominciare dal cacciavite (a stella) che le avrebbe ficcato in gola. Chiara minacciò il catto di sospendere e cestinare qualsiasi pratica col nome catto, dall’altra parte della cornetta tronò un grugnito misto ululato misto rantolo misto oltretomba “QUALE PRATICA, PORCA DI QUELLA TROIA ZOCCOLA CHESSEI!? QUALE?!!”
Chiara ammise che stava bluffando, non c’era nessuna pratica, se voleva la ricominciava. No, disse il catto, no, basta. Fine.
Il catto si autoesorcizzò quella notte stessa, dormì con le finestre aperte e i capelli bagnati per far uscire il demonio, si mise un aglio sotto la lingua e uno nel culo per proteggersi dal diavolo (è, dovrebbe essere dovere di tutti, proteggersi dal diavolo), e dormì avvoltolato nel cellophane dopo aver inghiottito delle pillole colorate sempre contro satana (queste cose le aveva lette su un blog). Il mattino dopo, fresco come una rosa e puro come una colomba bianca spruzzata di cocaina pura come una colomba ecc., chiamò il 191. Disdisse tutto il disdicibile, e chiese il trasloco della linea fonia da casa al suo ufficio, domandando se il trasloco prevedesse anche il trasferimento della linea dati. “Certamente” rispose un'inconsapevole brigitta. Si fece dare il numero della pratica, e cortesemente si appuntò il nome della brigitta di turno e del suo numero di matricola, salutò gentilmente e andò al primo punto internet della città. Pagò quanto doveva, si collegò alla rete e si registrò al sito di telecom italia. Entrò nel suo account e vide che la pratica era in svolgimento. Il primo maggio, diceva una jolanda virtuale con voce di trenitalia (sic) sarebbe avvenuto materialmente il trasloco della sua linea fonia-dati da casa a ufficio. “Il primo maggio è festa”, ghignò il catto, che ormai ghignava per qualsiasi cosa, soprattutto mentre preparava le sue bombe-zucca, di cui aveva appreso il funzionamento quando il suo specchio gli aveva prospettato la possibilità di diventare invincibile come goblin. Il 30 aprile, gli arrivò un sms in cui jolanda premurosamente lo informava che il primo maggio era festa (mavà) e quindi il trasloco della linea sarebbe slittato di una settimana; “ah ah ah” rise il catto, e rispose all’sms facendogli gli auguri per il primo maggio. Poi si mise la sua maschera verde e salì sul suo aliante; lo accese, e volò dal tavolo del soggiorno fino al pavimento del soggiorno. Il 6 maggio, un sms informò il catto che il giorno dopo sarebbe venuto un tecnico a sistemare la linea telefonica. Il 7 maggio, il tecnico arrivò, aprì la scatola telefonica dell’ufficio del catto, e di lì uscirono dei topi di fogna grandi come topi di fogna, ma più grandi. Il tecnico tentò la fuga, ma il catto gli impedì di fuggire e lo costrinse a lavorare sotto la minaccia del solito cacciavite a stella. Il giorno dopo il catto aveva la linea telefonica funzionante, ma non l’adsl. Chiamò il 191 vestito da goblin, fu risposto che entro la fine settimana l’avrebbe avuta. Il 16 maggio, la linea adsl ancora non c’era. Il 16 maggio sera, il catto preparava un attentato alla sede telecom di roma. Il 17 maggio, per motivi ancora oggi ignoti, il trasloco era completato, e il pacchetto fonia-dati di casa del catto era stato trasferito con successo al suo ufficio.
Il 18 maggio, in mattinata, squillava allegramente il telefono dell'ufficio del catto. La gentilissima guinibalda informava il catto che la domanda di allaccio adsl richiesta a gennaio era stata finalmente completata, e che da quel pomeriggio il catto poteva usufruirne.
Il 18 maggio 2007, alle ore 16:05, il cattomoderasta aveva due linee fonie-adsl nel proprio ufficio, e zero a casa.
EPILOGO.
martedì, 4 dicembre 2007
Catto: Pronto? Michela: Salve, sono Michela di telecom italia, volevo rubarle due minuti per farle un'intervista sul suo gradimento circa il servizio 191. Catto: (gli manca il fiato, si tiene la gola, gli si strappano i vestiti, si accascia sul pavimento e comincia a schiumare) ...
*l'uomo ragno
dal nostro santo apostolo hubrys che si è ispirato ai versetti 14:25 del vangelo di S.Luca
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